Agricoltura in crisi, Cia Sardegna lancia l’allarme sui costi di produzione e i dazi americani

Tenuta ieri a Cagliari l’assemblea regionale dell’associazione. Presentato dal direttore Alessandro Vacca un report dettagliato sull’attuale situazione del comparto primario sardo.
CAGLIARI | 4 aprile 2025. Si è svolta ieri a Cagliari, nei locali del Caesar’s Hotel, l’assemblea della Cia regionale Sardegna. Durante l’incontro, che ha visto la partecipazione dell’assessore regionale all’Agricoltura, Gian Franco Satta, e del presidente nazionale della Cia, Cristiano Fini, si è analizzata la situazione dell’agricoltura sarda, sempre più alle prese con gravi difficoltà economiche e con sfide globali che minacciano il futuro del comparto: dalle tensioni geopolitiche alle guerre commerciali fino ai cambiamenti climatici.
I lavori sono stati aperti dalla relazione del direttore regionale Cia, Alessandro Vacca, e proseguiti con l’intervento in videoconferenza di Denis Pantini, responsabile per il settore agroalimentare di Nomisma (una delle più autorevoli società nazionali che si occupa di studi settoriali e territoriali, ricerche economiche e di mercato), che ha presentato il tema “L’agroalimentare sardo di fronte ai nuovi scenari evolutivi”.

Il documento presentato dal direttore Vacca ha delineato una situazione critica per il comparto primario sardo. Difficoltà generate da una crisi economica generale che influisce negativamente sulle imprese agricole, con una perdita di reddito e una crescente difficoltà a sostenere le spese. Le materie prime come concimi, sementi, gasolio, energia elettrica, hanno infatti raggiunto prezzi ormai insostenibili, rendendo impossibile far fronte ai costi di produzione, con il rischio sempre più concreto di abbandoni e chiusure delle attività. A queste criticità si aggiungono quelle legate all’insularità della Sardegna, agli eventi climatici estremi e ai ristori che non ripagano i danni subiti e diventati ormai un miraggio per molti agricoltori. A tal proposito si è evidenziata l’importanza di avere dati oggettivi e analisi per sostenere le istanze del settore, con l’invito esteso a tutti di contribuire all’indagine partendo dalle considerazioni illustrate nel corso dell’assemblea.
Altro tema affrontato nel report è stato quello inerente alle politiche commerciali internazionali, in particolare i dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti Trump. «Circa il 50% dei prodotti agroalimentari isolani esportati – ha spiegato infatti Vacca – finisce verso il mercato americano, pensiamo ai formaggi ma anche ai vini (con oltre il 30% dell’export del settore)». Quello che si delinea è dunque un quadro incerto e disastroso per l’economia delle imprese agricole dell’isola, che rischiano di perdere ulteriore redditività. Per affrontare il problema dei dazi, Cia chiede quindi «alle istituzioni, a tutti i livelli, di avviare nell’immediato gli interventi e le azioni che ne contrastino gli effetti negativi».
In campo europeo, la guerra in Ucraina ha inoltre messo in evidenza le debolezze del settore cerealicolo, con un aumento dei costi delle materie prime e una crescente difficoltà nel garantire prezzi sostenibili. La Sardegna – secondo Cia – potrebbe essere in grado di dare un contributo significativo alla produzione di cereali, ma ciò richiede politiche di sostegno che garantiscano la continuità produttiva, anche in deroga alle normative ordinarie sugli aiuti di Stato.
Tra le altre difficoltà che il comparto deve sopportare quotidianamente c’è anche quella della carenza di acqua. Su questo fronte Cia Sardegna sottolinea «l’urgenza di politiche per garantire risorse idriche, con un piano regionale». «Non è accettabile – ha rimarcato Vacca – porre ai produttori il dilemma di quali attività debbano essere sacrificate all’interno dell’azienda per l’assenza dell’acqua necessaria, così come sta, per esempio, accadendo nella Nurra, oltre che in altre zone».
Per quanto riguarda il settore lattiero-caseario, per Cia è necessaria una ristrutturazione del comparto, una diversificazione dei mercati – anche alla luce dei dazi americani – e la definizione di regole di filiera per garantire prezzi equi. Sul problema della Lingua blu – secondo l’Associazione – «il piano di vaccinazione deve procedere con rapidità e deve essere completato, sia nei tempi che nelle modalità, prima dell’impatto dei periodi di contagio, onde evitare le drammatiche vicissitudini vissute anche nell’ultimo periodo negli allevamenti sardi». Al comparto ortofrutticolo, colpito da crisi di mercato e dalla pressione dei prodotti esteri, serve invece un rafforzamento delle filiere attraverso le organizzazioni di produttori, una più marcata presenza nel mercato nazionale e internazionale e una maggiore tutela contro il rischio fitosanitario.
Al fine di garantire risorse adeguate e sostenere lo sviluppo dell’agricoltura sarda, Cia Sardegna chiede in conclusione una riforma della Politica Agricola Comune (PAC). Così come sollecita la risoluzione della situazione in cui si trovano migliaia di imprese agricole sarde, che continuano e rimanere senza le risorse spettanti a causa dei problemi irrisolti nei pagamenti dei fondi agricoli europei, dalla Domanda Unica alle risorse dello sviluppo rurale e del caos creato nel software del SIAN con l’introduzione della Carta nazionale dei suoli (terreni a pascolo tutti catalogati come “boschi” e quindi ineleggibili ai fini dei premi comunitari). Un nodo quest’ultimo, «oltre che causare il mancato pagamento dei premi spettanti agli agricoltori e allevatori sardi per il 2024, mette a rischio anche le risorse relative agli anni successivi, a partire dal 2025, per le quali la scadenza delle domande è prevista per il 15 maggio».
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